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Il comune di Buggiano appartiene a: Regione Toscana - Provincia di Pistoia

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Lo stradario del Comune di Buggiano

Piccole curiosità sul significato dei nomi delle strade comunali: strade intitolate a personaggi storici "universalmente" noti, strade dedicate a personaggi locali oppure quelle che derivano il loro nome da antiche denominazioni geografiche; speriamo che queste brevi notizie siano gradite a chi vuol conoscere meglio il territorio e la storia della nostra comunità.

Glossario:
Antropononimo: nome proprio di persona
Fitonimo: nome di pianta
Idronimo: nome di corso d’acqua o di lago, da cui anche l'aggettivo idronimico
Metatesi: In linguistica, fenomeno per cui, all’interno della stessa parola, due suoni si invertono prendendo l’uno il posto dell’altro
Oronimo: nome di monte o catena montuosa
Prediale: toponimo derivato dal nome di un fondo rustico, frequentemente dal nome del proprietario
Toponimo: ogni nome proprio di luogo

1° MAGGIO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.118 del 31/07/1981

Festa del lavoro

12 NOVEMBRE, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.193 del 23/10/2008

12 novembre 2003, Strage di Nassyria, attacco alla base italiana in Irak

2 GIUGNO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

Il 2 GIUGNO si celebra la FESTA DELLA REPUBBLICA, giornata celebrativa nazionale italiana istituita per ricordare la nascita della Repubblica Italiana.
La nascita della Repubblica Italiana avvenne a seguito dei risultati del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946, indetto per determinare la forma di governo da dare all'Italia dopo la seconda guerra mondiale.
Per la prima volta in una consultazione politica nazionale votavano anche le donne: risultarono votanti circa 13 milioni di donne e circa 12 milioni di uomini, pari complessivamente all'89,08% degli allora 28 005 449 aventi diritto al voto.
I risultati furono proclamati dalla Corte di cassazione il 10 giugno 1946: 12 717 923 cittadini favorevoli alla repubblica e 10 719 284 cittadini favorevoli alla monarchia.
La notte fra il 12 e 13 giugno, nel corso della riunione del Consiglio dei ministri, il presidente Alcide De Gasperi, prendendo atto del risultato, assunse le funzioni di capo provvisorio dello Stato. L'ex re Umberto II lasciò volontariamente il paese il 13 giugno 1946, diretto a Cascais, nel sud del Portogallo, senza nemmeno attendere la definizione dei risultati e la pronuncia sui ricorsi, che saranno respinti dalla Corte di Cassazione il 18 giugno 1946; lo stesso giorno la Corte integrò i dati delle sezioni mancanti, dando ai risultati il crisma della definitività.

24 MAGGIO, VIA

24/05/1915 - ENTRATA IN GUERRA DELL'ITALIA NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

25 APRILE, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

25/04/1945 LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO

4 NOVEMBRE, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

04/11/1918 - ARMISTIZIO - FINE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

8 MARZO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

Festa della donna

8 SETTEMBRE, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

8 SETTEMBRE 1944, liberazione di Buggiano e la Valdinievole dal nazifascismo

ACQUAVIVOLA, VIA

La strada prende la denominazione dall'idronimo, che indica una sorgente di acqua considerata "viva", benefica.

AGNANELLO, VIA

Il toponimo "Agnanello" è un prediale derivante dal nome latino Annius con il suffisso -anus. Meno probabile una continuazione di agnus 'agnello'.

ALIGHIERI DANTE, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

Dante Alighieri, o Alighiero, battezzato Durante di Alighiero degli Alighieri e anche noto con il solo nome Dante, (Firenze, tra il 22 maggio e il 13 giugno 1265 – Ravenna, 14 settembre 1321), è stato un poeta, scrittore e politico italiano.
È considerato il padre della lingua italiana; la sua fama è dovuta eminentemente alla paternità della Comedìa, divenuta celebre come Divina Commedia e universalmente considerata la più grande opera scritta in italiano e uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale. Espressione della cultura medievale, filtrata attraverso la lirica del Dolce Stil Novo, la Commedia è anche veicolo allegorico della salvezza umana, che si concretizza nel toccare i drammi dei dannati, le pene purgatoriali e le glorie celesti, permettendo a Dante di offrire al lettore uno spaccato di altissima qualità morale ed etica. Importante linguista, teorico politico e filosofo, Dante segnò profondamente la letteratura italiana dei secoli successivi e la stessa cultura occidentale, tanto da essere soprannominato il "Sommo Poeta".

AMENDOLA GIOVANNI, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

(Napoli 1882, Cannes 1926) Politico, giornalista e accademico italiano.
Laureato in filosofia, giornalista e pubblicista. E’ eletto in Parlamento alle elezioni politiche del 1919 con il partito Democrazia Liberale. È rieletto alla Camera nel maggio 1921; entra nel gruppo parlamentare "Democrazia unitaria". Lascia il «Corriere della Sera» per fondare un nuovo quotidiano con Andrea Torre e Giovanni Ciraolo. Il 26 gennaio 1922 vede la luce «Il Mondo», destinato a diventare nel giro di pochi anni una delle voci più autorevoli della stampa democratica.
Proteso ad unificare i vari gruppi liberaldemocratici in Parlamento, il 29 aprile 1922 Amendola fonda il Partito della Democrazia Sociale. Poi, alleandosi con Nitti, fonda il «Partito democratico italiano» (giugno 1922). Alla nuova formazione aderiscono 32 deputati.
Dopo la marcia su Roma e l'insediamento del governo Mussolini, Amendola sceglie una linea di ferma opposizione. Difensore delle prerogative del Parlamento, si schiera decisamente contro il governo Mussolini, non accettando le posizioni di compromesso che avanzano altri esponenti della classe dirigente liberale, come Giovanni Giolitti e Antonio Salandra.
Le sue posizioni critiche verso il regime gli valsero frequenti intimidazioni e aggressioni, fino a giungere all'aggressione fisica, quando fu bastonato da quattro fascisti e ferito alla testa, il 26 dicembre 1923 a Roma.
Nell'aprile 1924 si candida alla Camera nella circoscrizione della Campania. Viene rieletto, diventando uno degli esponenti più in vista dell'opposizione. Successivamente coalizza le opposizioni (socialista, cattolica e liberale) in quella che passerà alla storia come «Secessione dell'Aventino». Annuncia che non avrebbe partecipato alle attività parlamentari fino a quando non fosse stata ripristinata la legalità. Insieme al socialista Filippo Turati, promuove una linea di opposizione non violenta al governo, confidando che, dinanzi alle responsabilità del fascismo nella morte di Giacomo Matteotti, il re si decida a nominare un nuovo governo. È contrario a qualsiasi partecipazione popolare nella lotta per abbattere il governo Mussolini ma, allo stesso tempo, rimane ostile a ricercare accordi con altri oppositori del fascismo che non avevano aderito all'Aventino ed erano restati in aula, i comunisti. La secessione dell'Aventino non produce i risultati sperati. Alla fine del 1924 il governo Mussolini è ancora in carica.
All'inizio del 1925 Mussolini dà il giro di vite decisivo alla già repressiva politica del governo nei confronti delle opposizioni. A farne le spese furono gli antifascisti, compreso Amendola e l'Unione Nazionale.
Il 20 luglio 1925, il deputato viene aggredito da una quindicina di sicari armati di bastone in località La Colonna a Pieve a Nievole, dove si trova un cippo commemorativo della vile aggressione fascista. Amendola muore a Cannes, in Provenza, il 7 aprile 1926 nella clinica Le Cassy Fleur, non essendosi più ripreso dalle percosse ricevute.

ANZILOTTI DIONISIO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

(Pescia, 1867 – Uzzano, 1950) Giurista italiano, grande studioso di diritto internazionale nel XX secolo e membro dell'Accademia dei Lincei.
Compì gli studi universitari presso la facoltà di legge dell'Università di Pisa, dove si laureò il 7 luglio 1888 con una tesi in diritto privato internazionale. Iniziò la carriera come giudice alla Corte d'Appello di Firenze. Nella stessa città, dal 1892 al 1902, insegnò "Diritto civile e privato internazionale" al Regio Istituto di Scienze Sociali "Cesare Alfieri". Ottenuta la libera docenza in "Diritto internazionale" all'università statale, lasciò Firenze per le Università di Palermo prima (1902 – 1903), e di Bologna poi (1904 – 1911). Ottenne la nomina di professore ordinario nel 1906, e nel 1911 fu assegnato alla cattedra di "Diritto internazionale" dell'Università di Roma, dove rimase fino al suo ritiro nel 1937.
Nel 1906, assieme ad Arturo Ricci Busatti e Leone Adolfo Senigallia, fondò la "Rivista di Diritto Internazionale", che pubblicò e promosse attivamente per circa venti anni.
Fu membro del Consiglio del contenzioso diplomatico del Ministero degli Affari Esteri, fino alla sua riforma, e consigliere del ministro o membro di consigli temporanei in molte occasioni (casi "Carthage", "Manouba" e "Tavignano") nel 1912-13 presso la Corte permanente di arbitrato.
Nel 1919 fu consigliere legale e delegato tecnico del governo italiano alla Conferenza di pace di Parigi.
Dal 1916 fu sottosegretario generale della Società delle Nazioni e in tale veste partecipò nel 1920 ai lavori preparatori dello statuto della Corte Permanente di Giustizia Internazionale. Il 14 settembre 1921, fu giudice presso tale Corte e ne tenne la presidenza tra il 1928 e il 1930; nel 1930 fu rieletto per un secondo mandato di nove anni.
Nel caso del Vapore Wimbledon passò alla storia della Corte come l'unico giudice ad aver votato contro un ricorso presentato dallo Stato che l'aveva designato come componente del collegio giurisdizionale.
Fu membro internazionale dell'Accademia dei Lincei nel campo delle scienze morali (dal 1926) e socio della Reale Accademia d'Italia dal 27 settembre 1929. Fu inoltre membro associato dell'Institut de droit international dal 1908, e ottenne la piena affiliazione nel 1921, mentre tra il 1932 e il 1934 fu il primo vicepresidente dello stesso "Istitute". Fece ancora parte di molte altre istituzioni culturali in Italia e all'estero, come l'Accademia dei Georgofili, l'Accademia delle Scienze di Bologna, l'Istituto americano di diritto internazionale, l'Académie de droit comparé, il Comitato consultivo per le conferenze di diritto privato internazionale e l'Accademia delle scienze di Utrecht. Scrisse la sua ultima fatica accademica nel 1932 con un lavoro sui limiti della giurisdizione italiana nei confronti delle compagnie straniere.
Al termine delle sue attività scientifiche e diplomatiche, Anzilotti si ritirò presso la Villa del Castellaccio, sulla collina di Uzzano, che aveva acquistato nel 1926. Qui si dedicò alla produzione e commercializzazione del vino ("Bianco di Valdinievole"). Durante la Seconda guerra mondiale, egli aprì le porte della sua villa a molti rifugiati e alle brigate partigiane operanti nella zona.
Morì nell'estate del 1950. Riposa nella Cappella del cimitero di Uzzano Castello.

ARNO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

Principale fiume della Toscana; denominazione senza riferimento specifico alla località.

BATTISTI CESARE, VIA

(Trento, 1875 – Trento, 1916)
Cesare Battisti è stato un patriota, giornalista, geografo, politico socialista e irredentista italiano. Cittadino austriaco di nascita, diresse giornali nella Trento asburgica e fu deputato al Parlamento di Vienna. Allo scoppio della grande guerra combatté per la parte italiana. Catturato dai Welschtiroler Kaiserjäger, fu processato e impiccato per alto tradimento in quanto deputato austriaco. Insieme a Guglielmo Oberdan, Damiano Chiesa, Fabio Filzi, Francesco Rismondo e Nazario Sauro è considerato tra le più importanti figure della causa dell'irredentismo italiano ed eroe nazionale.

BELLAVISTA, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

Denominazione che deriva dalla Villa Bellavista. Il toponimo "Bellavista" indica chiaramente un luogo dal quale si gode una vista larga sui dintorni.

BOCCACCIO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

(Certaldo, 16 giugno 1313 – Certaldo, 21 dicembre 1375). Scrittore e poeta italiano.
Fu uno fra i maggiori narratori italiani ed europei del XIV secolo: con il suo Decameron, che fu subito tradotto in molte lingue, divenne infatti conosciuto ed apprezzato a livello europeo ed ha avuto un ruolo egemone nel panorama letterario del XIV secolo. Scrittore poliedrico e versatile, propugnatore di uno sperimentalismo capace di inglobare varie tendenze e generi letterari, fondendoli in opere originali, fu anche tra i precursori dell'umanesimo lanciato dall'amico e maestro Francesco Petrarca, gettandone le basi a Firenze. Boccaccio fu un importante promotore della figura e dell'opera di Dante, copiando codici della Commedia, proprio da lui definita divina, e dando inizio alla critica e filologia dantesca.

BOLOGNA, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

Città capoluogo della Regione Emilia-Romagna; denominazione senza riferimento specifico alla località.

BORGO BUGGIANO, VIA

Indica la strada che collega l'abitato di Borgo a Buggiano con quello di Buggiano Castello.

BOSCHI GIAMPIERO, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.185 del 09/10/2008

Nato a Buggiano il 17/03/1927 e deceduto a Pescia il 2/06/1990. Fu Sindaco di Buggiano dal 28/11/1960 al 20/12/1964; espletò il suo mandato con grande onestà e correttezza. Negli anni che videro l’adozione dei primi strumenti di regolazione urbanistica, si adoperò con determinazione affinché, durante il suo mandato, venisse istituito il vincolo paesistico-ambientale a protezione della collina di Buggiano Castello (1963). Geometra molto conosciuto ed apprezzato, esercitò la libera professione fino al momento della morte

BOTTICELLI SANDRO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

(Firenze 1445 – Firenze, 1510), vero nome Alessandro Filipepi, è un pittore fiorentino del Quattrocento.
E’ considerato uno dei maggiori esponenti del Primo Rinascimento, movimento culturale che concilia i modelli di bellezza dell’antichità classica con le nuove conoscenze e lo spirito umanista dell’età moderna.
Trascorre quasi tutta la sua vita a Firenze, dove è conosciuto come il 'Botticelli'. Varie ipotesi fanno derivare il soprannome dalla robusta costituzione del fratello Antonio detto 'Botticello' o da un'alterazione del nome della professione del fratello Giovanni che è orafo (a Firenze l'orafo, o 'battiloro', viene chiamato 'battigello').
La sua fama è legata sia ai quadri che rappresentano favole antiche e nascondono significati filosofici, come La nascita di Venere e La Primavera (Galleria degli Uffizi) , sia agli affreschi di argomento religioso della Cappella Sistina in Vaticano.

BUGGIANO COLLE, VIA

Indica la strada collinare che collega l'abitato di Buggiano Castello a quello di Colle.

BUONARROTI MICHELANGELO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

(Caprese, 1475 - Roma 1564). Scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, fu riconosciuto già al suo tempo come uno dei maggiori artisti di sempre. Fu nell'insieme un artista tanto geniale quanto irrequieto. Il suo nome è collegato a una serie di opere che lo hanno consegnato alla storia dell'arte, alcune delle quali sono conosciute in tutto il mondo e considerate fra i più importanti lavori dell'arte occidentale: il David, la Pietà, la Cupola di San Pietro o il ciclo di affreschi nella Cappella Sistina sono considerati traguardi insuperabili dell'ingegno creativo.

BUOZZI BRUNO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

Fu tra i più autorevoli sindacalisti italiani della prima metà del Novecento e fu deputato socialista dal 1920 al 1926.
Operaio metallurgico, socialista riformista, nel 1911 assunse la carica di segretario generale della FIOM. Nel settembre del 1920 fu l'ideatore e il principale promotore dell'occupazione delle fabbriche metallurgiche. Continuamente corteggiato da Mussolini sin dal 1919, al contrario di altri eminenti sindacalisti socialisti che cedettero al collaborazionismo, a partire dall'11 giugno 1924, ovvero dopo la crisi politica decretata dall'omicidio Matteotti, iniziò a sfidare apertamente il fascismo rappresentando, insieme a Filippo Turati, il Partito Socialista Unitario nel seno del "Comitato dei sedici".
Nel marzo del 1925 guidò gli ultimi imponenti scioperi del periodo fascista. Nel dicembre del 1925, rimasto l'unico sindacalista di un certo calibro a non volersi piegare di fronte al fascismo, si vide costretto da un imperativo morale a succedere a Ludovico D'Aragona, nella guida della Confederazione Generale del Lavoro.
Nonostante fosse perseguitato dal regime, minacciato più volte di morte e aggredito dagli squadristi a Torino nel 1924, divenne segretario generale della CGdL nel novembre 1925. Nell'ottobre del 1926 si trasferì in Francia ove ricostituì la sede della CGdL. In Francia si occupò della difesa dei diritti dei lavoratori italiani emigrati all'estero e fece attiva opera antifascista attraverso la direzione del giornale "L'Operaio Italiano" che, pubblicato in formato ridotto, venne anche fatto circolare clandestinamente in Italia.
Fu catturato dai tedeschi nel 1942 e consegnato all'Italia, che lo confinò a Montefalco. Liberato dopo il 25 luglio 1943, lavorò con Giuseppe Di Vittorio e Achille Grandi per la rinascita del sindacato. Il 10 settembre combatté a Porta San Paolo con i primi gruppi di resistenza socialisti a fianco dei granatieri, nel tentativo di contrastare l'ingresso nella Capitale delle truppe tedesche. Entrato in clandestinità, fu arrestato dalle SS il 13 aprile 1944 e condotto in via Tasso.
Nella notte del 3 giugno 1944, mentre gli alleati si accingevano ad entrare da sud nella Capitale, i tedeschi in fuga caricarono su un autocarro Buozzi ed altri tredici prigionieri di Via Tasso per deportarli in Germania; all'alba del 4 giugno Buozzi e gli altri tredici prigionieri furono portati in aperta campagna e rinchiusi in una rimessa della tenuta Grazioli; nel pomeriggio furono tutti abbattuti con un colpo di pistola alla testa (eccidio de La Storta).
Bruno Buozzi fu sepolto al Cimitero del Verano di Roma. La morte gli impedì di firmare il Patto di Roma che fece nascere la CGIL: il Patto fu sottoscritto infatti il 9 giugno 1944 ma, per onorare la memoria di Buozzi e ricordare il suo impegno nelle trattative che resero possibile l'accordo, nel testo venne apposta la data del suo ultimo giorno di vita: 4 giugno 1944.

CADUTI DEI LAGER, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.188 del 21/03/1995

In memoria dei caduti nei lager nazisti.

CADUTI DI TUTTE LE GUERRE, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.188 del 21/03/1995

In memoria dei caduti di tutte le guerre.

CALZOLARI PIETRO, VIA

nato a Buggiano nel 1518, della famiglia buggianese dei Calzolari (in seguito Calzolai), monaco benedettino, divenne abate della Badia di Firenze e pubblicò una storia dell'Ordine.

CAMPIONI, VIA

La strada prende nome dalla collina lungo la quale risale.
Il toponimo è controverso. Potrebbe essere un toponimo di origine celtica: ʿcampione, serventeʾ, da k̑emh ʿstancarsiʾ (cfr. l'antico irlandese cumall ʿcampioneʾ). Più probabile la derivazione dal latino campilia, pezzi di terra di tipo e misura costante destinate alla coltivazione, con l'accrescitivo -onis.

CAMPOLUNGO, VIA

Da campo longu: indica quindi una presenza di campi che formano un sistema prolungato.

CARDUCCI GIOSUE', VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

(Valdicastello, 1835 – Bologna, 1907) Poeta e scrittore italiano. Crebbe "selvatico" nella Maremma toscana, dove il padre, Michele, un liberale già carbonaro, era medico condotto. Andò poi a Firenze e a Pisa, dove si laureò nel 1856. Di questo stesso anno è la polemica antiromantica, d'impostazione moralistico-nazionalistica.
Nel 1860 il ministro T. Mamiani lo nominò professore di letteratura italiana all'università di Bologna, cattedra che tenne fino al 1903. Fu zelantissimo insegnante, dotto erudito, geniale critico e storico e insieme poeta dei maggiori che l'Italia abbia avuto.
La sua fama, dapprima alquanto ristretta e collegata anche al suo fiero anticlericalismo e alla sua impetuosa avversione al governo dei moderati, si andò via via consolidando: a partire dai primi anni dopo il 1870, cioè dalle 'Primavere elleniche' e da un volumetto di 'Nuove poesie' (del 1873), cioè da quando raggiunse la maturità dell'arte, la fama diventò gloria, sempre più piena e incontrastata.
Senatore nel 1890, ricevette nel 1906 il premio Nobel per la letteratura.
Nel pubblicare la raccolta delle sue poesie, egli assegnò loro come termini estremi le date 1850-1900, e le ordinò così: Juvenilia (1850-60); Levia Gravia (1861-71); A Satana; Giambi ed epodi (1867-79); Intermezzo; Rime nuove (1861-87); Odi barbare; Rime e ritmi; Della "Canzone di Legnano" parte I.

CAROZZI SANNINI, VIA

Denominazione derivante dal Palazzo della famiglia Carozzi, divenuto poi Carozzi-Sannini quando nel 1793 Coriolano Carozzi sposò Eulalia Sannini.
La strada infatti corre sul lato est del Palazzo.

CARPINOCCHIO, VIA

Da carpinus e quindi bosco di carpini. Ma attestazioni generali antiche di questo toponimo lo derivano da capra, caprino, come "stallo per caprini" cioè luogo riservato all'allevamento di caprini (da caprino con metatesi carpino che finisce per coincidere col fitonimo).

CASTELVECCHIO, VIA

La denominazione deriva dall'antico castello di Castiglion veteri, distrutto nella prima metà del XIII secolo, che occupava una modesta altura sollevata dal fondo della valle della Cessana.

CAVALCANTI ANDREA, VIA

Andrea di Lazzaro Cavalcanti, nato a Buggiano nel 1412, detto "Il Buggiano". Scultore e architetto, 'figliocco' del Brunelleschi. Mori nel 1462.
Le sue opere più importanti: il Pulpito di Santa Maria Novella a Firenze, la chiesa "La Madonna di pie' di Piazza" e la Cappella Cardini a Pescia.

CAVOUR, PIAZZA (CAMILLO BENSO CONTE DI CAVOUR)

CAVOUR, VIA (CAMILLO BENSO CONTE DI CAVOUR)

CESSANA, VIA

La strada prende nome dal torrente che costeggia.
Il toponimo Cessana, annoverato fra gli idronomi di oscura origine, è forse derivato dal latino cessus, ‘remoto’, ‘impervio’, ma anche ‘nascosto’, a connotare, perlomeno per il corso alto del torrente, la sua caratteristica di corso d’acqua che scorre in una valle decisamente incisa e ristretta fra colli con versanti a reggipoggio.

CILIEGIOLA, VIA

Forse è un fitonimo moderno, derivante dalla presenza di ciliegi nel poggio sottostante Stignano.

CIMABUE, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

CIRCONVALLAZIONE, VIA

Dal latino circumvallare, composto di circum «intorno» e vallum «trincea».
La strada infatti aggira a sud il paese di Borgo a Buggiano.

COLLE MASSA, VIA

Indica la strada collinare che collega l'abitato di Colle a quello di Massa.

COTURRI ENRICO, PIAZZETTA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.11 del 17/03/2016

CROCE BENEDETTO, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.170 del 18/04/1996

(Pescasseroli, 1866 – Napoli,1952)
Filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore italiano, principale ideologo del liberalismo novecentesco italiano ed esponente del neoidealismo. L'opera di Croce può essere suddivisa in tre periodi: quello degli studi storici, letterari e il dialogo con il marxismo, quello della maturità e delle opere filosofiche sistematiche e quello dell'approfondimento teorico e revisione della filosofia dello spirito in chiave storicista.
Definito da Gramsci "papa laico della cultura italiana", la sua filosofia ha goduto di enorme credito nella cultura italiana del XX secolo, perlomeno fino agli anni settanta e ottanta, in cui si sono levate molte critiche verso il suo approccio, ritenuto superato.

DA VINCI, LEONARDO

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

DEL FOSSO, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.79 del 20/06/2000

La denominazione è parlante, nel senso che indica un percorso che segue un fosso.

DEL GIGLIO, VIA

Prende il nome dall'Oratorio del Giglio, che secondo la tradizione sarebbe stato eretto per volere di Firenze, la città gigliata, forse durante una sosta di sue truppe in questa parte del territorio.

DEL GRANO, PIAZZA

Già chiostro del Convento di S. Marta, la piazza fu così denominata perché destinata alla mercatura del grano.

DEL PIPPOLO, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.79 del 20/06/2000

Toponimo di origine sconosciuta. Forse da un soprannome del possessore di una margine a cappellina che connota la strada.

DEL POPOLO, PIAZZA

DEL SOLE, VIA

Denominazione parlante, che indica una strada esposta al sole

DEL VENTO, VIA

Denominazione parlante, indicando una strada in cui si incanala il vento

DELL'EDERA, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

Fitonimo, ma senza riferimento specifico alla località.

DELL'ERBE, PIAZZA

Piazzetta nella quale si vendevano le 'erbe' nei giorni di mercato.

DELL'INDIPENDENZA, VIA

DELLA CAVA, VIA

La denominazione indica l'esistenza di una cava di pietre alla quale la strada conduceva

DELLA RESISTENZA, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

Denominazione commemorativa del movimento che durante la Seconda guerra mondiale si oppose, con azioni politiche e militari, all’esercito invasore tedesco e ai loro alleati interni.
In Italia, la Resistenza ebbe inizio dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, quando il Paese si trovò tagliato in due: a sud di Salerno vi erano gli anglo-americani e il governo alleato del maresciallo P. Badoglio; a nord i tedeschi, che riportarono al potere Mussolini con la Repubblica sociale italiana.
A eccezione di alcuni episodi delle prime settimane, come per es. le quattro giornate di Napoli, la Resistenza ebbe luogo principalmente nell’Italia centrosettentrionale – occupata dai tedeschi sostenuti dai fascisti della Repubblica sociale italiana – sotto la direzione del Comitato di liberazione nazionale (CLN), che riuniva i risorti partiti antifascisti e le correnti monarchiche.
Il maggior contributo alla R. lo diedero i giovani delle classi richiamate alle armi dalla Repubblica sociale italiana, che scelsero di unirsi alle brigate partigiane e alle altre organizzazioni di lotta (come le Brigate Garibaldi, d’ispirazione comunista, e quelle di Giustizia e libertà, legate al Partito d’azione), nonché militanti e dirigenti di tutti i partiti antifascisti.
Dal punto di vista militare le formazioni partigiane operarono non solo in montagna, ma anche nelle città, attraverso azioni di sabotaggio, attentati, operazioni di guerriglia, controllo di territori (come nei casi delle repubbliche partigiane dell’Ossola e di Alba), diffusione di stampa clandestina, scioperi. Momento culminante della Resistenza fu l’insurrezione e la liberazione delle grandi città del Nord nell’aprile 1945, in certi casi prima dell’arrivo degli eserciti alleati.
In Italia come altrove la R. fu principalmente un movimento di liberazione dall’invasore nazista. Ma fu al tempo stesso lotta contro le forze interne (la Repubblica sociale italiana) che collaboravano con l’esercito occupante; in questo senso assunse anche la natura di guerra civile. Il movimento di R. era diviso al suo interno da differenti opzioni politiche; infatti, se le correnti moderate miravano a ricostituire l’ordine politico e sociale precedente il fascismo, le sinistre videro nella lotta antifascista un’occasione per rifondare le basi dello Stato e per l’emancipazione delle classi lavoratrici. La R. costituì una netta cesura con il passato fascista e un fondamentale momento della costruzione della nuova Repubblica democratica, che sarebbe nata nel 1946.

DELLA ROCCA, VIA

Denominazione parlante, indicando un percorso che conduce alla "rocca", struttura di difesa del "borgo"

DELLA STAZIONE, VIA

Denominazione parlante, indicante il percorso che conduce alla stazione ferroviaria

DELLE GAVINE, VIA

Probabilmente da base idronimica mediterranea che significa acqua, fosso piuttosto incavato; quindi attesterebbe una frequentazione del luogo da parte di popoli pre-latini.

DELLE MELARANCE, VICOLO

denominata con delibera della Giunta Comunale n.79 del 20/06/2000

Denominazione attribuita per richiamare l'antica tradizione della coltura degli agrumi a Buggiano Castello; le melarance (arance dolci) erano diffuse negli orti di Buggiano già nel tardo medioevo.

DELLE MIMOSE, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

Fitonimo, ma senza riferimento specifico alla località.

DELLE MURA CASTELLANE, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.79 del 20/06/2000

Toponimo parlante, che indica una strada che costeggiava le mura castellane, unendo le due porte di accesso all'abitato di Buggiano Castello, Porta Sermolli e Porta San Martino. Denominazione settecentesca documentata dagli Estimi Lucchesi del 1734 e confermata dal Catasto Leopoldino del 1789.

DELLE PADULETTE, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.83 del 27/06/2000

Da pelagus, palude, luogo in cui si formano pozzanghere, stagni, acque ferme.

DELLE ROSE, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

Fitonimo, ma senza riferimento specifico alla località.

DELLO STADIO, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.193 del 23/10/2008

Denominazione parlante, che indica la strada che porta allo stadio comunale.

DON CARMIGNANI ARTURO, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n. 23 del 24/02/2010

(Montecarlo 3/09/1916 – Buggiano 9/10/1999)
A dieci anni entra nel Seminario di Pescia; prosegue gli studi di liceo classico al Collegio “Alla Querce” di Firenze, dai Padri Barnabiti; continua poi gli studi teologici presso lo Studio Teologico Internazionale di Colleviti. Viene ordinato sacerdote il 23 febbraio 1940.
Negli anni 1941/42 è segretario particolare di mons. Eugenio Raffaele Faggiano, vescovo di Cariati e Rossano in Calabria e personaggio di grande rilievo culturale e religioso. Nel 1943 diviene direttore dell’Orfanotrofio della Madonnina del Grappa di Firenze, dove conosce Mons. Facibeni, il Cardinale Dalla Costa e Giorgio La Pira, coi quali intrattiene rapporti fruttuosi. Nell’ambiente di miseria dell’orfanotrofio si ammala, dovendo così interrompere la sua apprezzata attività.
Viene quindi nominato parroco a Sorana, anche per dargli modo di curarsi adeguatamente nel clima salubre della Svizzera pesciatina. A Sorana Don Arturo, nei tragici giorni del passaggio del fronte, si prodiga per la salvaguardia della popolazione offrendo generosamente soccorso a tutti a rischio della sua vita. Nell’immediato dopoguerra si impegna nell’opera di ricostruzione del paese e della vita sociale di Sorana, promuovendo il rifacimento delle strade, allestendo un asilo, una mensa ed una casa di assistenza.
Il 5 aprile 1959 si insedia nella parrocchia di Colle di Buggiano, dove rimarrà fino alla morte. Aveva da tempo iniziato anche l’attività di educatore come docente del Seminario vescovile di Pescia (dove insegna latino, greco, filosofia e poi storia della letteratura italiana) e come insegnante di religione alla scuola media Dante Alighieri di Montecatini Terme (dal 1960 al 1979).
A Colle di Buggiano Don Arturo si impegna con la sua consueta assiduità nell’opera di rivitalizzazione della vita sociale, dedicandosi anche al restauro del patrimonio architettonico ed artistico della Parrocchia. Alla Pieve di San Lorenzo Don Arturo dedica le maggiori energie tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 e la chiesa con questo recupero tornerà a manifestarsi in tutta la sua magnificenza. Negli anni successivi si adopera per il restauro dell’Oratorio della Madonna della Consolazione e di quello di San Giovanni Battista e in ultimo dell’antica Chiesa di Santo Stefano in Campioni, che verrà finalmente restaurata pochi mesi prima della sua morte.
Don Arturo si preoccupa anche del grande patrimonio documentario dell’archivio parrocchiale che riordina e studia a fondo; si dedica alla storia locale, studiando i fondi manoscritti della Biblioteca comunale di Pescia e degli archivi ecclesiastici e ricopiandone numerosi con infinita pazienza ed amore; il suo carattere un po’ schivo non lo induce a dedicarsi a pubblicare i suoi studi - che sono quasi tutti in forma manoscritta - ad eccezione di due studi pubblicati dalla Biblioteca comunale di Buggiano (“Come si presenta nei secoli XVII e XVIII la vita della parrocchia di Colle di Buggiano”, 1987 e “La peste del 1631 in Valdinievole e a Colle”, 1988) ed uno studio sulla Pieve di San Lorenzo redatto in collaborazione con l’arch. Gurrieri in occasione dei restauri della chiesa.
Il 18/08/1998 l’Amministrazione comunale di Buggiano gli ha attribuito il titolo onorifico di “Cittadino benemerito del Comune di Buggiano”.
Don Arturo muore a Colle il 9 ottobre dell’anno successivo.

DONATELLO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

DONATORI DEL SANGUE, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.55 del 13/04/2004

Denominazione in onore ai donatori di sangue.

EX CAMPO SPORTIVO, VIA

Strada che conduceva al primo "campo sportivo" da calcio, ricavato nel 1926 nello spazio a sud di Via Mazzini.

FALCIANO, VIA

Probabile toponimo prediale dal nome latino Falcius.

FANTOZZI GIUSEPPE, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.170 del 18/04/1996

Giuseppe Fantozzi nacque a Buggiano il 3 aprile 1893 da una famiglia di semplici contadini. Ancora giovanissimo emigrò negli Stati Uniti d'America dove, dopo anni di lavoro, raggiunse una buona posizione sociale. Mantenne sempre rapporti di amicizia e contatti con il paese natale, tornando più volte e partecipando attivamente anche dagli Stati Uniti alla vita paesana. In particolare contribuì con una cospicua donazione in dollari all'asfaltatura della via in cui era nato, allora chiamata popolarmente Via del Busoni ma denominata Via XXIV Maggio. Successivamente contribuì al restauro della Chiesa del Giglio. Gli fu conferita l'onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana. Rimpatriato definitivamente nel 1962, è morto a Buggiano il 13 aprile 1970.

FICOCCHIO FONDA, VIA

Strada che attraversa la località "Ficocchio", probabile fitonimo derivante da ficus, con il suffisso -occule.

FICOCCHIO, VIA

Strada che attraversa la località "Ficocchio", probabile fitonimo derivante da ficus, con il suffisso -occule.

FIRENZE, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

Città capoluogo della Regione Toscana; denominazione senza riferimento specifico alla località.

FOLAVENTO, VIA

Indica chiaramente un poggio ventoso attraversato da questa strada.

FOSCOLO UGO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

(Zante, 1778 – Londra, 1827) Ugo Foscolo è stato un poeta, scrittore e traduttore italiano, uno dei principali letterati del neoclassicismo e del preromanticismo. Foscolo fu uno dei più notevoli esponenti letterari italiani del periodo a cavallo fra Settecento e Ottocento, nel quale si manifestano o cominciano ad apparire in Italia le correnti neoclassiche e romantiche, durante l'età napoleonica e la prima Restaurazione. Costretto fin da giovane ad allontanarsi dalla sua patria (l'isola greca di Zacinto/Zákynthos, oggi nota in italiano come Zante), allora territorio della Repubblica di Venezia, si sentì esule per tutta la vita, strappato da un mondo di ideali classici in cui era nato e cresciuto, nonostante un fortissimo legame con l'Italia che considerò la sua madrepatria. La sua vita fu caratterizzata da viaggi e fughe, a causa di motivi politici (militò nelle forze armate degli stati napoleonici, ma in maniera molto critica, e fu un oppositore degli austriaci, a causa dei suoi sentimenti repubblicani), ed egli, privo di fede religiosa in quanto intellettualmente formatosi alla scuola degli Illuministi più materialisti, ed incapace di trovare felicità nell'amore di una donna, avvertì sempre dentro di sé un infuriare di passioni. Tornato per breve tempo a vivere stabilmente in Italia e nel Lombardo-Veneto nel 1813, partì presto in un nuovo volontario esilio e morì povero qualche anno dopo a Londra, nel sobborgo di Turnham Green. Dopo l'Unità, nel 1871, le sue ceneri furono riportate per decreto del governo italiano in patria e inumate nella Basilica di Santa Croce a Firenze, il Tempio dell'Itale Glorie da lui cantato nei Sepolcri. Il suo nome è legato ad opere poetiche (Poesie, 1803; Dei Sepolcri, 1807; Le Grazie, incompiuto), a tragedie in versi (Tieste, 1796; Ajace, 1811; Ricciarda, 1813), al romanzo epistolare Le ultime lettere di Jacopo Ortis (1802, 1816 e 1817), a traduzioni di classici in poesia (Esperimento di traduzione del primo canto della Iliade di Omero, 1807) e di autori moderni in prosa (Viaggio sentimentale di Yorick lungo la Francia e l’Italia di Laurence Sterne, del 1813) e a varie opere di saggistica, sia in lingua italiana sia in lingua inglese.

FRANK ANNA, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

Annelies Marie Frank, detta Anne (nome spesso italianizzato in Anna Frank, (Francoforte sul Meno, 12 giugno 1929 – Bergen-Belsen, febbraio 1945), è stata una deportata e scrittrice ebrea tedesca, divenuta un simbolo della Shoah per il suo diario, scritto nel periodo in cui lei e la sua famiglia si nascondevano dai nazisti, e per la sua tragica morte nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Visse parte della sua vita ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, dove la famiglia si era rifugiata dopo l'ascesa al potere dei nazisti in Germania. Fu privata della cittadinanza tedesca nel 1935, divenendo così apolide e nel proprio diario scrisse che ormai si sentiva olandese e che dopo la guerra avrebbe voluto ottenere la cittadinanza dei Paesi Bassi, Paese nel quale era cresciuta. Il diario inizia come una espressione privata dei pensieri intimi dell'autrice, la quale manifesta l'intenzione di non permettere mai che altri ne prendano visione. Anna racconta della propria vita, della propria famiglia e dei propri amici, del suo innamoramento per Peter nonché della sua precoce vocazione a diventare scrittrice. Il diario manifesta la rapidissima maturazione morale e umana dell'autrice e contiene anche considerazioni di carattere storico e sociale sulla guerra, sulle vicende del popolo ebraico e sulla persecuzione antisemita, sul ruolo della donna nella società. Durante l'inverno del 1944, ad Anna capitò di ascoltare una trasmissione radio di Gerrit Bolkestein — membro del governo Olandese in esilio — il quale diceva che, una volta terminato il conflitto, avrebbe creato un registro pubblico delle oppressioni sofferte dalla popolazione del Paese sotto l'occupazione nazista; il ministro menzionò la pubblicazione di lettere e diari, cosa che spinse Anna a riscrivere sotto altra forma, e con diversa prospettiva, il proprio. Esistono quindi due versioni autografe del diario.

FRATELLI ROSSELLI, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

I fratelli Carlo (1899-1937) e Nello Rosselli furono due importanti figure di politici, giornalisti e attivisti dell'antifascismo italiano. Vissero a lungo in esilio a Parigi e furono uccisi a Bagnoles-de-l'Orne il 9 giugno 1937 da formazioni locali di estrema destra, molto probabilmente su ordine proveniente dai vertici del fascismo. Residenti a Firenze in una casa in via Giusti, appartenevano a una famiglia agiata. Nel giugno 1937 Carlo soggiorna per delle cure termali a Bagnoles-de-l'Orne. Qui è raggiunto dal fratello Nello, che aveva ottenuto il passaporto nel maggio 1937 con una sollecitudine che ad alcuni amici, tra cui Piero Calamandrei, parve sospetta e motivata dal fine di arrivare attraverso Nello al rifugio di Carlo. Il 9 giugno i due sono uccisi da una squadra di "cagoulards", miliziani della "Cagoule", formazione eversiva di destra francese, su mandato, forse, dei servizi segreti fascisti e di Galeazzo Ciano. I fratelli Rosselli furono sepolti nel cimitero monumentale parigino di Père Lachaise, ma nel 1951 i familiari ne traslarono le salme in Italia, nel Cimitero Monumentale di Trespiano a Firenze. La tomba si trova nel riquadro subito a destra dell'ingresso. Nello stesso cimitero sono sepolti anche Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Piero Calamandrei e Spartaco Lavagnini. La tomba riporta il simbolo della "spada di fiamma", emblema di Giustizia e Libertà, e l'epitaffio scritto da Calamandrei: «Giustizia e Libertà. Per questo morirono, per questo vivono».

GAMBERAIO, VIA

La denominazione potrebbe derivare da un antroponimo longobardo Gambara. Ma potrebbe anche derivare dalla presenza abbondante di gamberi d'acqua nel rio omonimo che scorre nella valletta omonima.

GARIBALDI GIUSEPPE, VIA

GENOVA, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

Città capoluogo della Regione Liguria; denominazione senza riferimento specifico alla località.

GIOVANNINI GIOVANNI, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

(Buggiano, 31/01/1924-Buggiano, 03/03/1960) Sindaco di Buggiano dal 1956 al 1960.

GIUSTI GIUSEPPE, VIA

Poeta italiano (Monsummano 1809 - Firenze 1850). Partito dalla tradizione giocosa toscana, approdò al mito della “paesanità” come aspirazione a una vita lontana dalle raffinatezze sociali e insieme romantico disprezzo per un gusto troppo letterario.
La fama dello scrittore resta affidata agli “Scherzi”, satire originalissime di tutte le sventure della vita italiana nel decennio anteriore al 1849, per i quali spicca nella storia letteraria italiana del sec. XIX con un'impronta ben definita di originalità. Celebre, tra i suoi versi, Sant'Ambrogio (1845), in cui il tono meditativo si lega a temi patriottici.

GOBETTI PIERO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

(Torino, 1901 – Neuilly-sur-Seine, 1926) Piero Gobetti è stato un giornalista, politico e antifascista italiano. Giovanissimo fondò (1918) e diresse (fino al 1920) il periodico Energie nuove, e fu critico teatrale e letterario di Ordine nuovo; nel febbraio del 1922 fondò il settimanale Rivoluzione liberale (poi chiuso nel 1925), nel cui programma confluirono i risultati delle sue ricerche storiche e i suoi propositi di azione politica. Gobetti giudicava fallito il Risorgimento in quanto, realizzato per demiurgia di capi, non si era inserito, con una riforma spirituale e con un rinnovamento di vita economica, nelle coscienze; era pertanto necessario che le élite intellettuali e proletarie, contro ogni concezione paternalistica e riformistica, stimolassero le energie vive, proseguendo la missione risorgimentale. Vide perciò nel fascismo l’incarnazione di tutte le insufficienze della nazione italiana e lo combatté con un’intransigenza che gli costò pesanti ritorsioni, anche violente, in seguito alle quali andò esule in Francia, dove morì dopo pochi giorni. Le sue istanze di conciliazione e dell’ascesa socialista delle masse con una prassi liberale permearono soprattutto il movimento Giustizia e libertà.

GRAMSCI ANTONIO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

(Ales, Cagliari, 1891-Roma 1937). Politico e pensatore . Vicino in gioventù all’autonomismo sardo, frequentò l’università di Torino dal 1911, avvicinandosi alla milizia socialista e rivoluzionaria. Iscritto al PSI dal 1913, fu redattore del Grido del popolo e dell’Avanti!. Nel maggio 1919, assieme a Togliatti, Tasca e Terracini, fondò L’Ordine nuovo, settimanale di cultura socialista diretto soprattutto alla classe operaia, che militava in favore dell’adesione del Partito socialista all’Internazionale comunista e a sostegno del movimento dei consigli di fabbrica; durante il biennio rosso (1919-20), in cui i consigli ebbero un ruolo essenziale, Gramsci fu il principale teorico della loro centralità nel processo rivoluzionario e nella costruzione di una nuova società. G. e gli ordinovisti furono tra i fondatori di quella frazione comunista che determinò la nascita del nuovo partito al Congresso di Livorno (gennaio 1921). Membro del Comitato centrale del PCD’I, G. fu a Mosca dal giugno 1922 al novembre 1923 ed entrò nell’esecutivo del Comintern. Nell’agosto 1922, durante un periodo di cura nel sanatorio di Serebrjanyj Bor, conobbe Julija Schucht, sua futura moglie, da cui ebbe i due figli Delio e Giuliano. Rientrato in Italia dopo un periodo a Vienna (maggio 1924) e divenuto segretario del partito (nel 1924 era stato anche eletto deputato), indirizzò, sfidando la dura linea di repressione perseguita dal governo fascista, la politica comunista verso l’unità con i socialisti massimalisti e verso un radicamento nella società italiana che aveva come fine l’alleanza tra gli operai e le masse contadine del Mezzogiorno (la «questione meridionale»), linea che ebbe la definitiva sanzione nel terzo congresso del PCD’I e con le relative Tesi di Lione (1926), la cui parole d’ordine – «Assemblea repubblicana sulla base di Comitati operai e contadini; controllo operaio sull'industria; terra ai contadini» – delineavano una politica di alleanze molto ampia. L’8 novembre 1926, in seguito ai «provvedimenti eccezionali» del governo fascista contro gli oppositori, Gramsci fu arrestato nonostante l’immunità parlamentare e inviato prima al confino di Ustica e poi nel carcere di Milano per essere deferito, insieme ad altri dirigenti comunisti, al tribunale speciale per la difesa dello Stato. Al processo, tenuto a Roma nel maggio-giugno 1928, fu condannato a 20 anni di reclusione. Destinato alla casa penale di Turi (Bari), vi rimase fino al dicembre 1933, quando per gravi motivi di salute fu trasferito prima all’infermeria del carcere di Civitavecchia e poi, sempre in stato di detenzione, in una casa di cura privata di Formia. Negli anni della detenzione, lavorò ai Quaderni ed ebbe una fitta corrispondenza con la moglie Julia, con la cognata Tatiana, coi figli e con altri familiari, e infine con P. Sraffa, attraverso il quale manteneva i rapporti col partito. Diversi furono i tentativi di giungere a una sua liberazione (promossi dal PCD’I e dall’URSS, e a cui fu interessato anche il Vaticano), ma si scontrarono con la ferma contrarietà di Mussolini. Solo nell’ottobre 1934 Gramsci venne ammesso alla libertà condizionale, ma rimase nella stessa clinica di Formia, non essendo in grado per la salute compromessa di riprendere un’attività normale. Si spense infine nella clinica Quisisana di Roma, dove era stato trasferito, sotto sorveglianza, da Formia.
Sia la pubblicazione degli scritti politici sia le Lettere dal carcere sia, e soprattutto, i Quaderni del carcere – la cui pubblicazione fu frutto di un lavoro editoriale fortemente voluto da Togliatti – hanno avuto grande rilevanza nella cultura italiana del dopoguerra: l’abbozzo di un’idea della transizione al socialismo basata sul concetto di «egemonia», da conquistarsi da parte del proletariato nella società civile prima di procedere alla conquista del potere politico al livello dello Stato; lo studio della funzione degli intellettuali nella storia d’Italia; la visione politica di una strategia rivoluzionaria fondata sul passaggio dalla «guerra manovrata» e dall’attacco frontale alla «guerra di posizione» idonea alle condizioni dell’Occidente, dove l’esercizio dell’egemonia è affidato alla conquista del consenso in tutte le principali articolazioni della società civile.

GUSCI, VIA

Il toponimo "gusci" è di origine incerta. Poco probabile la derivazione dal nome latino Agussius, dal quale deriva il toponino Gusciana. Da accertare se nei terreni si trovino gusci di molluschi marini.

INDIPENDENZA, CORSO

ITALIA, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

Celebrativo dello Stato/Nazione; denominazione senza specifico riferimento alla località.

LA NECCHIA, VIA

Necchia: possibile fitonimo da alnus 'ontano' da cui derivano sicuramente toponimi come Onecchia e Necchiori.

LANDINI ORESTE, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.118 del 31/07/1981

LE CARDE, VIA

Da calidu, a indicare un terreno che guarda a mezzogiorno, interessato da questa strada.

LEOPARDI, GIACOMO

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

LEVI MONTALCINI RITA, VIA

denominata con delibera della Giunta comunale n.956 del 30/11/2017

LINARI PIETRO, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.185 del 09/10/2008

Pietro Linari, noto ciclista italiano, era nato a Rifredi (dove ha sempre vissuto) il 15 ottobre 1896. I maggiori successi su strada li ottenne tra il 1922 e il 1925: vinse una Milano-Sanremo, un Giro dell'Emilia, una Milano-Modena e alcune tappe al Giro d'Italia. Si classificò al secondo posto nel Giro di Lombardia del 1923 e al terzo posto nella Milano-Sanremo e nella Parigi-Roubaix del 1925. Successivamente si dedicò alla pista: tra tante Sei Giorni disputate vinse quelle di New York nel 1926, di Milano nel 1928, di Stoccolma nel 1929 e di Parigi nel 1931. Continuò a gareggiare soltanto su pista fino al limite dei 40 anni. Anche se inferiore a quella dei suoi antagonisti (Girardengo, Binda e Guerra) la figura di Linari ha avuto un'importanza notevole nello sviluppo del ciclismo in Toscana e soprattutto a Firenze. Fu sicuramente il primo autentico campione del ciclismo fiorentino. E’ morto a Firenze il 1 gennaio 1972. In suo onore nacque a Borgo a Buggiano nel 1925 la “Coppa Linari”, per tanti anni corsa ciclistica fra le più importanti nel calendario dilettantistico italiano. Diventata oggi gara per atleti “juniores” di notevole interesse, la Coppa Linari si disputa a Borgo a Buggiano il 18 agosto di ogni anno.

LIVORNESE, VIA

La denominazione deriva dalla "Strada Regia Traversa della Valdinievole", aperta negli anni 1780-1785 riutilizzando parti dell’antica ‘Via delle Cerbaie’, con la quale Borgo a Buggiano fu collegata via terra stabilmente con Pisa e il porto di Livorno.

LOMBARDIA, VIA

Regione italiana; denominazione senza riferimento specifico alla località.

LUCCHESE, VIA

Tratto della Strada Statale (ora Regionale) 432 "Lucchese"; tratto compreso nel territorio comunale in direzione di Pescia e quindi di Lucca.

MALOCCHIO, VIA

Il toponimo "Malocchio", che indica una località e la strada che vi conduce, potrebbe derivare da Maloccule, diminutivo di "mala", nel significato longobardo di decima, tassa, oppure, più verosimilmente dal latino malu con il suffisso -occule a connotare un frutteto a meli.

MANZONI ALESSANDRO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

MARTIRI DEL 16/03/1978, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.79 del 03/06/1978

La denominazione commemora i caduti nell'agguato in Via Mario Fani a Roma, sanguinoso attacco terroristico compiuto da militanti delle Brigate Rosse il mattino del 16 marzo 1978, per uccidere i componenti della scorta di Aldo Moro e sequestrare l'importante esponente politico della Democrazia Cristiana. Questo tragico fatto di sangue degli anni di piombo, portato a termine con successo dai brigatisti rossi, fu il primo atto del drammatico rapimento dell'esponente politico che si concluse dopo 55 giorni con il ritrovamento del cadavere di Moro nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Michelangelo Caetani.

MASCAGNI PIETRO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

(Livorno, 1863 – Roma, 1945) Compositore e direttore d'orchestra italiano. Mascagni visse a cavallo tra Ottocento e Novecento, occupando un posto di rilievo nel panorama musicale dell'epoca, soprattutto grazie al successo immediato e popolare ottenuto nel 1890 con la sua prima opera, Cavalleria rusticana. Cavalleria fu la prima di altre 15 opere per cui Mascagni ebbe una popolarità mondiale; tuttavia, soprattutto al giorno d'oggi, solo alcune di esse sono entrate stabilmente in repertorio, come ad esempio l'Iris, che toccò la ragguardevole cifra di 800 produzioni. Mascagni, inoltre, scrisse un'operetta, Si, musica vocale, strumentale, nonché canzoni, romanze e composizioni per pianoforte. Compose anche musica sacra (ad esempio la bella Messa di Gloria), e fu il primo compositore italiano a scrivere per il cinema muto (Rapsodia Satanica, da Nino Oxilia). Da ultimo, non va dimenticato l'interessante esperimento di "The Eternal City", sorta di suite sinfonica, basata sulle musiche di scena del dramma omonimo.

MATTEOTTI GIACOMO, PIAZZA

(Fratta Polesine 1885 - Roma 1924). Uomo politico italiano.
Più volte deputato, fu segretario del Partito socialista unitario (1922). Convinto antifascista, fu ucciso in seguito alla denuncia che aveva fatto dei brogli commessi dai fascisti durante le elezioni del 1924. Il suo assassinio costituì il prodromo della soppressione del regime parlamentare. Di formazione giuridica, si dedicò dal 1910 quasi esclusivamente all'attività politica nella corrente riformista del Partito socialista. Nel Polesine operò per la costituzione di camere del lavoro e cooperative e per l'incremento dell'attività socialista negli enti locali. Contrario all'intervento, nel dopoguerra consigliere provinciale a Rovigo e dirigente della Lega dei comuni socialisti, fu tra gli organizzatori delle lotte bracciantili per il collocamento e l'imponibile della manodopera. Venne eletto alla Camera nel 1919, 1921 e 1924; come parlamentare sostenne la riforma agraria e la polemica antiprotezionistica, mentre, testimone degli esordi dello squadrismo padano, maturava un antifascismo senza cedimenti. Dopo l'espulsione dei riformisti dal PSI e la nascita del Partito socialista unitario, nel 1922, fu eletto all'unanimità segretario della nuova formazione. Il 30 maggio 1924, alla riapertura della Camera, tenne il famoso discorso che denunciava le violenze e i brogli commessi dai fascisti nella recente campagna elettorale; aggredito e rapito il 10 giugno successivo da sicari fascisti, il suo cadavere fu ritrovato due mesi più tardi. La sua morte, la cui responsabilità, quanto meno politica, era palesemente attribuibile al PNF e allo stesso Mussolini, provocò la grave crisi politico-parlamentare culminata nella secessione dell'Aventino e conclusasi con il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925. I sicari furono processati nel 1926, condannati a pene nominali e presto rilasciati; nuovamente processati nel 1947, furono condannati a pene più severe.

MAZZINI GIUSEPPE, VIA

MERCATO BESTIAME, PIAZZA

Toponimo che indica chiaramente la destinazione di questo spazio urbano al mercato del bestiame.

MERCATO FORAGGI, PIAZZA

Toponimo che indica chiaramente la destinazione di questo spazio urbano al mercato dei foraggi per l'allevamento del bestiame.

MOLINETTO, VIA

La denominazione fa riferimento ad un molino fatto costruire dai Ferroni, adiacente al torrente Cessana nel tratto poco più a nord della loro Villa Bellavista.

MORO ALDO, PIAZZA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.79 del 03/06/1978

(Maglie 1916 - Roma 1978). Fu uno dei fondatori della Democrazia cristiana, che rappresentò alla Costituente e alla Camera dei deputati in tutte le legislature. Fu professore di diritto penale all'università di Bari (1948-64) e di istituzioni di diritto e procedura penale a Roma dal 1964. Sottosegretario agli Esteri nel quinto governo De Gasperi (1948-49), fu per più versi vicino alle posizioni di G. Dossetti. Presidente del gruppo parlamentare della DC (1953-55), ministro di Grazia e Giustizia nel governo Segni (luglio 1955 - maggio 1957), della Pubblica Istruzione nei governi Zoli e Fanfani, nel febbraio 1959 fu eletto segretario della DC, in posizione di mediazione tra fanfaniani e dorotei. Guidò il partito attraverso la complessa crisi del centrismo all'apertura ai socialisti e al varo del centrosinistra, sulla prospettiva, evidenziata nel congresso democristiano di Napoli del 1962, dell'allargamento della maggioranza per un radicale rinnovamento delle condizioni di vita sociali, economiche e politiche della società italiana. Presidente del Consiglio dal dicembre 1963 al giugno 1968, Moro fu a capo di tre successivi governi che videro lo stabilizzarsi della formula di centrosinistra ma anche il venir meno, con le crisi del 1964 e 1966, della sua carica rinnovatrice. Da allora e per diversi anni ricoprì prevalentemente la carica di ministro degli Esteri in vari governi. Di nuovo presidente del Consiglio (novembre 1974 - luglio 1976), riprese la linea definita fin dal 1969 come "strategia dell'attenzione" verso il partito comunista, allora attestato sulla prospettiva del "compromesso storico" e presente in modo crescente nella vita politica e civile nazionale. Come presidente del consiglio nazionale della DC accentuò il ruolo di mediazione nella vita politica italiana durante l'esperienza del governo di solidarietà nazionale detto "della non sfiducia" (luglio 1976 - marzo 1978). Il giorno del varo del quarto governo Andreotti, che concludeva una lunga crisi politica con l'ingresso del PCI nella maggioranza (16 marzo 1978), Moro fu rapito a Roma, in via Fani, da un commando delle Brigate rosse che massacrò gli uomini della scorta. Di fronte al drammatico evento, cui seguì da parte delle BR la richiesta di rilascio di brigatisti prigionieri e di un riconoscimento politico, organi di stampa e mondo politico si divisero tra fautori e avversari della trattativa, con netta prevalenza dei secondi. Caddero nel vuoto autorevoli appelli alla clemenza (tra cui quelli del papa e del segretario generale dell'ONU) e non risolutiva si dimostrò l'azione delle forze di polizia; il cadavere dello statista fu fatto rinvenire dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978 nel portabagagli di un'auto in via Caetani a Roma. Le opere di Moro sono raccolte in Scritti e discorsi; gli scritti del periodo del sequestro, ritrovati in un covo delle Brigate rosse a Milano, sono stati pubblicati nel 1991.

MOZZA, VIA

Denominazione parlante, indicando una strada breve, che appare come 'mozzata'.

NATALI GIULIO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.18 del 16/04/1970

Medico. Nato a Colle il 10/11/1889, nel 1925 si trasferì a L'Aquila, dove assunse la carica di Primario dell'Ospedale civile "S. Salvatore" , contribuendo alla sua trasformazione e sviluppo in centro sanitario fra i più importanti della Regione. Alla morte, avvenuta il 20/10/1960, fu sepolto nel Cimitero di Colle.

NIEVO IPPOLITO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

ORLANDI, VIA

Probabilmente riferita ad una famiglia Orlandi.

ORSUCCI VIERI, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

(Buggiano, 17/02/1898- Buggiano, 02/12/1964) Antifascista, fece parte del CLN e fu sindaco di Buggiano dal 1944 al 1956.

PAGANINI NICOLO', VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.245 del 21/12/1989

PAPA GIOVANNI XXIII

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

PASCOLI GIOVANNI, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

PASQUINI BERNARDO, VIA

(Massa e Cozzile, 7/12/1637 – Roma, 21/11/1710)
Compositore, clavicembalista e organista italiano. Dopo i primi studi a Uzzano, con Mariotto Bocciantini, verso il 1650 si era trasferito, insieme a uno zio prete, a Ferrara. Qui, già nel 1654, era organista presso l'Accademia della Morte, un posto già ricoperto in passato da Luzzasco Luzzaschi e Girolamo Frescobaldi.
A metà degli anni cinquanta si trasferì a Roma. Dal 1657 fu organista di Santa Maria in Vallicella (più nota come Chiesa Nuova). Nel febbraio 1664 divenne organista di Santa Maria Maggiore ed ebbe l'incarico di organista del senato e del popolo romano in Santa Maria in Ara Coeli.
In quello stesso anno, si recò alla corte di Francia al seguito del cardinale legato Flavio Chigi, nipote del papa Alessandro VII, impegnato in una importante missione diplomatica.
Nel novembre 1667, entrò a servizio della famiglia Borghese come "aiutante di camera", rimanendovi fino alla morte. Fu anche organista della cappella Borghese in S. Maria Maggiore. Ben presto divenne uno dei musicisti più in vista della Roma del tempo. Come cembalista e compositore collaborò alle musiche promosse da tutti i maggiori mecenati, tra cui i cardinali Flavio Chigi, Benedetto Pamphilj e Pietro Ottoboni, e la regina Cristina di Svezia.
Nel 1694 fece parte del cosiddetto "coro d'Arcadia", un gruppo di virtuosi che comprendeva, tra gli strumentisti, Arcangelo Corelli, Matteo Fornari, allievo di Corelli e costantemente al suo fianco come secondo violino, Giovanni Lorenzo Lulier, Giovanni Bononcini. Nel 1706, insieme ad Arcangelo Corelli e Alessandro Scarlatti, fu tra i primi musicisti ammessi nell'Accademia dell'Arcadia, con il nome di Protico Azetiano.
Fu clavicembalista e insegnante ammirato e ricercato. La sua fama come tastierista e compositore varcò i confini delle Alpi; tra i musicisti illustri che vennero a Roma per conoscerlo o studiare con lui si annoverano Georg Muffat e Johann Philipp Krieger. Tra i suoi allievi Floriano Arresti, Francesco Gasparini e Tommaso Bernardo Gaffi. Scrisse Francesco Gasparini: "Chi averà ottenuta la sorte di praticare, o studiare sotto la scuola del famosissimo Sig. Bernardo Pasquini in Roma, o chi almeno l'avrà inteso o veduto sonare, avrà potuto conoscere la più vera, bella e nobile maniera di sonare e di accompagnare"
Morì a Roma il 21 novembre 1710 e fu sepolto nella Basilica di San Lorenzo in Lucina. Il sepolcro monumentale fu commissionato allo scultore Pietro Papaleo dal nipote Felice Bernardo Ricordati di Buggiano e dal fedele allievo Gaffi.

PEROSI LORENZO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.245 del 21/12/1989

Musicista italiano (Tortona 1872 - Città del Vaticano 1956).
Studiò con suo padre Giuseppe, maestro di cappella alla cattedrale tortonese, poi al conservatorio di Milano e alla scuola di musica sacra di Ratisbona con F. X. Haberl. Sacerdote (1894), assunse poi la direzione della cappella di S. Marco a Venezia, fu quindi (1898) alla Cappella Sistina prima come vicemaestro, poi (1902) come maestro; accademico d'Italia (dal 1930).
L'importanza di Perosi è tutta concentrata nelle messe liturgiche e, soprattutto, nei suoi oratorî, la cui musica risulta ricca di una calda spiritualità. Il suo oratorio è modellato su quello di G. Carissimi, ma dà ampio spazio all'orchestra; il coro è più spesso omoritmico che contrappuntistico, tranne i finali, di solito fugati. I suoi oratorî, ove si fondono tracce veristiche, richiami alla grande polifonia italiana, costruzioni barocche e ispirazioni gregoriane, sono: La passione di N. S. Gesù Cristo (1897), La trasfigurazione (1898), La resurrezione di Lazzaro (1898), La resurrezione di Cristo (1898), Il Natale del Redentore (1899), L'entrata di Cristo in Gerusalemme (1900), La strage degli innocenti (1900), Mosè (1901), Il giudizio universale (1904), Transitus animae (1907), Vespertina Oratio (1912). Si aggiungano poi le cantate, i Salmi di David (1922-24).

PERTINI SANDRO, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n. 488 del 07/11/1996

PETRARCA FRANCESCO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n. 21 del 24/09/1971

PIASTRETO, VIA

Probabilmente indica l'esistenza di una vecchia lastricatura a piastre di pietra.

PIEMAZZESE, VIA

La denominazione prende nome dal poggio attraversato, detto di Piemazzese. L'origine del toponimo è sconosciuta.

PIEMONTE, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

Regione italiana; denominazione senza riferimento specifico alla località.

PIERUCCI MICHELE, VIA

Nato a Colle nel 1607 e morto a Padova nel 1668, fu esponente di spicco della famiglia dei conti Pierucci. Letterato, erudito in scienze fisiche e matematiche, amico di Galileo Galilei, si dedicò anche alla medicina. Insegnò anche legge.

PIROLO FRANCESCO, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.607 del 29/11/1994

Nato a Taranto il 23/07/1906 e morto a Buggiano il 26/07/1980. Si laureò in medicina e chirurgia all'Università di Firenze nel 1930. Dopo il servizio militare, espletato come ufficiale medico, si trasferì a Borgo a Buggiano, avendo vinto il concorso per titolare della condotta medica e di Ufficiale sanitario del Comune; questi incarichi furono ricoperti dal settembre del 1932 al 1971.
In questo quarantennale servizio il dott. Pirolo si distinse per la sensibilità umana, per l'amore sincero verso i pazienti e tutti gli abitanti del nostro Comune.
Ricoprì anche importanti incarichi nell'Ordine professionale, tra i quali: dal 1954 al 1978 è stato Presidente dell'Ordine dei Medici della Provincia di Pistoia; dal 1958 al 1976 è stato prima Segretario e poi Vice Presidente della Federazione nazionale Ordine dei Medici. Fu chiamato anche a far parte del Consiglio Superiore della Sanità.

PISA, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.55 del 13/04/2004

Città della Regione Toscana; denominazione senza riferimento specifico alla località.

PISTOIESE, VIA

Tratto della Strada Statale (ora Regionale) 432 Lucchese; tratto compreso nel territorio comunale in direzione di Montecatini Terme e quindi di Pistoia.

PITTINI, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

Il toponimo Pittini, che indica la località e una sua strada, è di origine sconosciuta. La radice "pitt" indica roccia, macigno, sasso. Ma derivare da questa il toponimo è un po' azzardato. Forse più concreta la derivazione dal sostantivo dialettale comune nell'Italia settentrionale "pitto" per indicare il tacchino, mentre i pittini sono i tacchinelli. Questo toponimo potrebbe quindi essere derivato da un allevamento di tacchinelli esistente nel territorio dell'odierna località "Pittini". Pittini erano chiamati in Toscana anche i piccoli uccelli (proverbio: mangi come un pittino").

PLEBISCITO, VIA

Nel diritto moderno, il “plebiscito” è istituto di democrazia diretta, con cui il popolo è chiamato ad approvare o a disapprovare un fatto, un avvenimento, riguardante la struttura dello Stato o del governo e, più spesso, il passaggio di un territorio dalla sovranità di uno Stato a quella di un altro. Qui è commemorativo dei plebisciti che portarono alla formazione del Regno d’Italia negli anni dal 1859 al 1870; a Firenze il 15 marzo 1860 la Corte di Cassazione dichiara “il plebiscito del popolo toscano essere per l’unione alla monarchia costituzionale del re Vittorio Emanuele”. Nel loggiato d’ingresso al Palazzo comunale si trova una lapide commemorativa dei risultati del plebiscito dell’11/12 marzo 1860 per l’annessione della Toscana al Regno d’Italia.

POLVERIERA, VIA

Nel 1839 il colligiano Luigi Mazzei costruisce un mulino sul tratto alto della Cessana, in località Pontaccio, utilizzando sia le acqua della Cessana, sia quelle del Fosso del Puntone di Giuda. Questo opificio sarà poi utilizzato per la macinazione di polveri da sparo. Da qui, il toponimo Polveriera che indica questo luogo e la strada che lo attraversa.

PONTE BUGGIANESE, VIA

Strada così denominata perché collega il capoluogo al Comune di Ponte Buggianese (S.P.15 Buggianese).

PRETORIO, PIAZZA

Denominazione derivante dal Palazzo Pretorio (sec. XIII) che si trova nella piazza a Buggiano Castello.

PUCCINI AURELIO, VIA

Personaggio stignanese della seconda metà del XVIII secolo, giureconsulto e uomo politico con incarichi a Firenze. Fu direttore della Galleria degli Uffizi.

PUCCINI FRANCESCO, VIA

Strada intitolata a Francesco Antonio Puccini, socialista ucciso da fascisti il 13 novembre 1921.

RAFFAELLO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520) Pittore e architetto italiano, tra i più celebri del Rinascimento italiano.

REGINA MARGHERITA, VIA

Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia (Torino, 1851 – Bordighera, 1926) Moglie di re Umberto I, fu la prima regina d'Italia, poiché la moglie di re Vittorio Emanuele II, Maria Adelaide d'Austria, era morta nel 1855, prima della proclamazione del Regno avvenuta nel 1861.
Negli anni in cui fu al fianco di Umberto come principessa ereditaria e, dal 1878, come regina d'Italia, esercitò una notevole influenza sulle scelte del marito e un grande fascino presso la popolazione, facendo sapiente uso delle proprie apparizioni pubbliche, concepite per attrarre il popolo con un abbigliamento ricercato e una costante affabilità. Cattolica, fieramente attaccata a Casa Savoia e profondamente reazionaria, fu una nazionalista convinta e sostenne la politica imperialista di Francesco Crispi. L'incitamento alla repressione delle rivolte popolari, come avvenne a Milano nel 1898, per quanto controverso, non ne compromise l'immagine, forse perché fu la prima donna italiana a sedere sul trono del paese neocostituito. A corte, gestì un circolo culturale settimanale che le valse l'ammirazione di poeti e intellettuali. Molti furono gli omaggi popolari e poetici tributati alla nobildonna (dalla pizza Margherita alla celebre ode carducciana Alla regina d'Italia, scritta subito dopo la visita bolognese dei sovrani nel novembre 1878), anche negli anni successivi all'assassinio del marito, quando diventò regina madre.

RICASOLI, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.19 del 16/04/1970

RICORDATI, VIA

Strada su cui prospetta il Palazzo della famiglia Ricordati di Buggiano.

ROMA, VIA

Città capitale della Repubblica Italiana.

ROSSINI GIOACCHINO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

(Pesaro, 1792 – Passy, 1868). Compositore italiano.
La sua attività ha spaziato attraverso vari generi musicali, ma è ricordato principalmente come uno dei più grandi operisti della storia della musica, autore di lavori famosissimi e celebrati quali Il barbiere di Siviglia, L'italiana in Algeri, La gazza ladra, La Cenerentola e Guglielmo Tell. Lo stile di Rossini è caratterizzato innanzitutto dall'estrema brillantezza ritmica. Molte delle sue pagine più note sono caratterizzate da una sorta di frenesia che segna uno stacco netto rispetto allo stile degli operisti del Settecento, dai quali pure egli ricavò stilemi e convenzioni formali. La meccanicità di alcuni procedimenti, tra cui il famoso «crescendo rossiniano», donano alla sua musica un tratto surreale, quando non addirittura folle, che si combina perfettamente con il teatro comico, ma offre esiti altrettanto interessanti, e originali, a contatto con soggetti tragici. Oltre a tale frenesia ritmica, bisogna poi ricordare la fresca invenzione melodica, la cura per l'orchestrazione e l'attenzione per i particolari armonici, unite ad una straordinaria politezza di segno e ad una strumentazione chiara e luminosa nelle opere buffe, melanconica e inquietante nelle opere serie. Il passaggio dall'Italia a Parigi segna tuttavia uno stacco sensibile nel linguaggio musicale e teatrale di Rossini. Le ultime due opere, Le Comte Ory e Guillaume Tell, in lingua francese, presentano una libertà formale e una ricchezza timbrica del tutto nuove e si aprono per molti versi alla sensibilità più autentica del romanticismo. La perfetta padronanza del linguaggio sinfonico e contrappuntistico (appreso in gioventù alla scuola di Stanislao Mattei e sulle partiture di Mozart e Haydn) consente al Rossini operista di giocare le sue carte migliori non solo e forse non tanto nelle arie, quanto nelle celebri sinfonie e nei concertati.

SALUTATI COLUCCIO, PIAZZA

(Stignano, Buggiano, 1331 - Firenze 1406). Visse in un primo tempo a Bologna, dove il padre si era rifugiato esule, e che i Salutati lasciarono poi nel 1351. Studiò retorica e notariato. Per più di vent'anni esercitò il notariato in diversi centri toscani, e fu cancelliere del comune di Todi e di quello di Lucca. Dal 1374 fu cancelliere della Signoria fiorentina; assertore della "libertà fiorentina", proseguì a Firenze l'impulso petrarchesco e attraverso le lettere (14 libri) si fece veicolo e promotore della rinascente cultura umanistica, ponendosi al centro della vita culturale italiana.
Tra i temi sui quali più insiste, oltre alla polemica contro i logici della tarda scolastica, centrale è la difesa degli studia humanitatis intesi non come mera imitazione di moduli classici, ma come riscoperta e definizione di valori umani. Da questo punto di vista, notevole interesse suscitò la difesa dell'attività umana nel suo espandersi nella vita civile; quindi l'apologia delle "leggi" contro la medicina (De nobilitate legum et medicinae), in quanto le prime esprimono il complesso del mondo civile umano, la medicina (o fisica) lo studio di una natura che resta in realtà opaca ed estranea all'uomo. Salutati operò anche nella direzione di quel rinnovamento della scrittura libraria, che doveva culminare, ai primi del Quattrocento, nella nascita della scrittura "antiqua". Nell'ambito dell'attività letteraria è di notevole interesse il De laboribus Herculis, illustrazione del senso poetico e allegorico dei miti che si tramandavano su Ercole, assunto nel Rinascimento a simbolo della nobiltà e supremazia dell'uomo. Altri suoi trattati, in cui sempre Coluccio affrontò ed approfondì problemi di etica e di civile convivenza sono: De tyranno, De saeculo et religione, De verecundia, De fato, fortuna et casu.
La casa natale di Coluccio si trova a Stignano nella via a lui intitolata, vicino alla Chiesa di S. Andrea.

SALUTATI COLUCCIO, VIA

(vedi Piazza Coluccio Salutati)
La casa natale di Coluccio si trova in questa strada, vicino alla Chiesa di S. Andrea, a Stignano.

SAN GIULIANO, VIA

SANT'ANTONIO, VIA

La denominazione deriva dalla chiesa di Sant'Antonio Abate che prospetta sulla strada.
Sant' Antonio abate, detto anche sant'Antonio il Grande, sant'Antonio d'Egitto, sant'Antonio del Fuoco, sant'Antonio del Deserto, sant'Antonio l'Anacoreta (Qumans, 251 circa – deserto della Tebaide, 357), fu un eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati. A lui si deve la costituzione in forma permanente di famiglie di monaci che sotto la guida di un padre spirituale, abbà, si consacrarono al servizio di Dio. Sant'Antonio è considerato anche il protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella.
Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo. La tradizione di benedire gli animali (in particolare i maiali) non è legata direttamente a sant'Antonio: nasce nel Medioevo in terra tedesca, quando era consuetudine che ogni villaggio allevasse un maiale da destinare all'ospedale, dove prestavano il loro servizio i monaci di sant'Antonio. A partire dall'XI secolo gli abitanti delle città si lamentavano della presenza di maiali che pascolavano liberamente nelle vie e i Comuni s'incaricarono allora di vietarne la circolazione ma fatta sempre salva l'integrità fisica dei suini di proprietà degli Antoniani, che ne ricavavano cibo per i malati, balsami per le piaghe, nonché sostentamento economico. Secondo una leggenda del Veneto, la notte del 17 gennaio gli animali acquisiscono la facoltà di parlare; durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.

SANTA MARIA, VIA

SANTA MARTA, VIA

La denominazione deriva dal Convento di S. Marta, istituito nel 1517 a Borgo a Buggiano, che la via costeggia sul lato ovest.

SANTA SCOLASTICA, VIA

La denominazione deriva dal Convento di S. Scolastica che prospetta sulla strada.

SANTI AGOSTINO E MONICA, PIAZZALE

denominata con delibera della Giunta Comunale n.33 del 26/02/2009

S. Agostino fu fondatore dell'ordine monastico cui appartiene il convento di Santa Maria in Selva, a cui il piazzale è adiacente; S. Monica è protettrice dello stesso ordine monastico dei Frati Agostiniani.

SERRALTA, VIA

Toponimo controverso. Potrebbe venire dall'oronimo serra ad indicare una altura; oppure, più probabilmente dalla presenza di un bosco di cerri in posizione alta rispetto alla pianura sottostante (del resto nel 1260 è attestato in questa zona un Heremitorium de Cerralto dei frati eremitani di S. Agostino).

SIENA, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.478 del 07/11/1990

Città della Regione Toscana; denominazione senza riferimento specifico alla località.

STAN DI PESCE, VIA

L’idronimo Standipesce, antico nome del torrente Cessana, ha sicuramente la stessa derivazione del toponimo Pescia, riconducibile al longobardo pehhia, che indicava un torrente (i toponimi longobardi nel territorio buggianese sono moltissimi).

STIGNANO, VIA

Indica la strada che collega Borgo a Buggiano con la frazione di Stignano.

STRADELLA, VIA

Denominazione parlante, indicando una piccola strada, come in effetti era quella che saliva da Castelvecchio verso Malocchio.

TAMBURLANA, VIA

Questo toponimo è di difficile interpretazione. La tamburlana è un arnese cilindrico, a forma di alto tamburo, costituito da stecche di legno o di metallo e da un ripiano di lamiera forata, sul quale si metteva in passato la biancheria ad asciugare al calore di un braciere posato sul fondo; oppure era utilizzato per sbiancare la lana. Il termine indica, genericamente, un oggetto ingombrante e antiestetico. La denominazione della strada potrebbe derivare quindi da una attività di sbiancamento della lana che si faceva in quell'area, ma l’ipotesi non ha sostegno documentario.

TAVOLAIA FONDA, VIA

Toponimo controverso. Potrebbe indicare la derivazione da 'tavola' per indicare luogo in cui si trova un bosco per tavole, o più genericamente un luogo dove esistevano baracche lignee.

TAVOLAIA, VIA

Toponimo controverso. Potrebbe indicare la derivazione da 'tavola' per indicare luogo in cui si trova un bosco per tavole, o più genericamente un luogo dove esistevano baracche lignee.

TERRA ROSSA FONDA, VIA

Il toponimo indica chiaramente la presenza di 'terra rossa', di argille utilizzate anche da fornaci che esistevano nei dintorni.

TERRA ROSSA, VIA

Il toponimo indica chiaramente la presenza di 'terra rossa', di argille utilizzate anche da fornaci che esistevano nei dintorni.

TIZIANO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

TORINO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

Città capoluogo della Regione Piemonte; denominazione senza riferimento specifico alla località.

TORRICCHIO, VIA

Toponimo chiaramente derivante da 'torre': sulla piccola altura della località Torricchio, dove la strada conduce, era presente una torre probabilmente di avvistamento e controllo della pianura, magari poi ridotta a campanile della chiesa.

TORRIGIANI ANTONIO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.11 del 30/01/1981

Antonio Torrigiani, figlio di Sebastiano (che esercitava a Borgo a Buggiano il mestiere di vetturale) e di Sestilia Magrini, nacque nel 1816 e morì nel 1873. Intraprese la carriera ecclesiastica, diventando canonico. E’ autore di una storia della Valdinievole, che in appendice illustra anche le acque minerali di Montecatini : Le castella della Val di Nievole. Studj storici, pubblicato a Firenze coi tipi di M. Cellini e C. nel 1865.

TOSCANINI ARTURO, VIA

denominata con delibera della Giunta Comunale n.650 del 25/11/1995

(Parma 1867 - New York 1957) Direttore d'orchestra.
Iniziò la sua carriera come violoncellista, ma si affermò presto come direttore sino a raggiungere un'enorme celebrità. L'interpretazione direttoriale di Toscanini, sia in campo teatrale sia in campo concertistico, era caratterizzata da una lucida lettura del testo musicale, associata alla concezione dell'orchestra intesa come uno strumento che deve sempre vibrare in tutte le sue parti. Il suo repertorio era assai vasto, rivelando peraltro una particolare predilezione per i musicisti del sec. XIX, da Beethoven a Brahms, da Verdi a Wagner. Studiò nei conservatori di Parma e di Milano e iniziò la sua carriera come violoncellista nell'orchestra Teatro Regio di Parma e di altre, in Italia e nell'America Meridionale. Diresse per la prima volta a Rio de Janeiro nel 1886 e si affermò successivamente nei maggiori teatri d'Europa e d'America, sino a raggiungere una celebrità e una considerazione superiori a quelle di qualsiasi altro direttore. Chiamato alla Scala di Milano (1898), vi diresse fino al 1928, anno in cui fu nominato principal conductor dell'Orchestra Filarmonica di New York. Nel 1931, essendosi rifiutato di eseguire gli inni ufficiali, Giovinezza e la Marcia reale, prima di un concerto a Bologna, fu schiaffeggiato da un gruppo di fascisti. Emigrò allora negli USA, dove fu a capo (1937-54) dell'Orchestra della National Broadcasting Company, costituita appositamente per lui. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, tornò saltuariamente in Italia; nel 1946 inaugurò la Scala ricostruita dopo i bombardamenti che l'avevano gravemente danneggiata. Toscanini diresse, inoltre, la prima esecuzione assoluta di numerose opere, tra le quali: La Bohème, La fanciulla del West, Turandot di G. Puccini; Nerone di A. Boito.

UDINE, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

Città della Regione Friuli-Venezia Giulia; denominazione senza riferimento specifico alla località.

UMBERTO, VIA

VASONE, VIA

Toponimo che chiaramente si riferisce alla condizione depressa del terreno, soggetto a inondazioni.

VENETO, VIA

VERDI GIUSEPPE, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.21 del 24/09/1971

VETRIGNANO, VIA

Toponimo prediale dal nome romano Veturianus, che connota il poggio attraversato da questa strada. Attesterebbe quindi un possesso di un soldato romano.

VITTORIO, PIAZZA

VITTORIO, VIA

VIVALDI ANTONIO, VIA

denominata con delibera del Consiglio Comunale n.85 del 20/05/1987